L’identikit dell’attentatore del treno Nevskiì Express, diffuso dalla polizia russa, sarebbe questo:

È evidente che qualsiasi uomo avrebbe più o meno questo aspetto se si avrebbe messo una calza in testa. Ma secondo gli autori di questa ricostruzione si tratterrebbe di un ceceno. Considerando questa strana conclusione fisionomistica assieme al fatto che l’attentato del 28 ottobre è, tecnicamente, identico a quello del 13 agosto 2007 possiamo arrivare a una sola conclusione: anche di questo attentato non sapremo nulla. Nè chi è stato, nè chilo ha voluto.
E questa è la diretta conseguenza del carattere bastardo del nostro (cioè russo) sistema giuridico. Perché a un Gip russo è garantita al 99% la trascrizione testuale delle conclusioni d’accusa nella motivazione di condanna. Di conseguenza, i Gip e gli investigatori non vogliono e non sanno fare le indagini di qualsiasi tipo. Prendono il primo caucasico che capita, gli attribuiscono delle armi e/o delle droghe sequestrate da qualche parte (per scacciare le possibili illusioni sul rilascio), e poi comincano ad estorcere le confessioni. Agendo, per di più, non nella ricerca della credibilità, ma secondo le necessità correnti investigative. E, visto come stanno le cose al giorno d’oggi, il problema non sta più nel fatto che lavorare in questo modo sia più facile e più comodo. È che non sanno più lavorare diversamente, non ce la farebbero nemmeno volendolo fortemente.
Conoscendo la situazione interna attuale della Russia posso supporre che siano stati i nazisti o gli ingusci. I primi si sentono protetti dallo Stato, i secondi hanno più facilità diagire in Russia europea che in Caucaso (dove vengono duramente perseguitati e sterminati dal presidente ceceno Kadyrov). Non penso, invece, che sia stata una giustificazione per delle azioni future create su ordine di Putin qualcuno. è che lo Stato è marcio dentro.